domenica 29 maggio 2011

AIUTATEMI CHE SONO MESSO MALE

 
Serata frizzantina alla porta degli angeli (casa del boia non si dice più, è out: sapevatelo!): vino rosso spinato direttamente dalla damigiana, abiti leggeri e il sole che tramonta sull'erba, sorrisi svagati e le opere autoironiche di Stefano W. Pasquini a dare un senso al tutto. 
Come al solito mi trovo in imbarazzo a commentare qualsivoglia forma di arte contemporanea. Non ho mai del tutto metabolizzato la dissoluzione dell'aura, e se razionalmente comprendo il significato e l'importanza di tanti lavori (cito a caso qualche esempio abnorme: le pillole di Damien Hirst, il medio alzato di Cattelan, la kefia di Mona Hatoum), nel momento in cui me li ritrovo di fronte formulo inevitabilmente lo stesso pensiero stolto: "e va be?". 
Da parte mia la buona volonta c'è sempre, ci provo ogni volta: ieri quindi  ho passeggiato attenta attorno alla struttura irregolare esposta al piano ammezzato, una composizione di vecchie mensole e qualche libro; ho saggiato la consistenza fisica della carta di cui era composta l'istallazione allestita in mansarda, un mucchietto di fogli disordinati, sui quali erano stampate le immagini di un cane e di alcuni operai; vicino all'ingresso ho studiato con interesse lo scatolone che si fingeva un autovelox, per misurare la velocità di accesso degli ospiti. Il risultato non cambia, e a questo punto si tratta sicuramente di un problema mio, le parole mi escono di bocca senza che io riesca a trattenerle: "e va be?". 
Chiunque fosse capace di suggerire un giudizio più acuto è invitato a lasciare un commento, io di per me non ce la faccio. Riesco solo a commentare l'evento, e quello devo dire è stato soddisfacente (cfr: incipit). 
A differenza di quanto accadeva questo inverno, quando alle inaugurazioni ci si ritrovava sempre in quattro gatti, ieri la porta monumentale frullava di gente e chiacchiere, inoltre a vivacizzare l'atmosfera già spensierata ha contribuito la performance, della quale invece posso scrivere - senza scrupoli di coscienza - che sì, mi è molto piaciuta. Nel vivo della serata diverse persone confuse nella folla (giuro, c'era veramente tanta gente) hanno iniziato ad alta voce a dialogare tra loro, simulando il discorso frammentato e informale della chat. Argomento della "stanza": la ricchezza sperperata da bisnonni e parenti donnaioli, la decadenza dei titoli nobiliari e degli agi della buona borghesia, la condizione sradicata e nostalgica delle nuove generazioni. Nello svolgersi veloce della conversazione (una farsa amara, comica in senso pirandelliano) sono riuscita a sentirmi coinvolta. Ho ritrovato in qualche modo il filo del discorso benjaminiamo sulla necessità politica dell'arte, che sapevo presente teoricamente anche nelle opere esposte, e mi sono sentita bene.

10 commenti:

  1. A me è piaciuto soltanto il pane e salame. Il titolo no. Il salame era buono e s'è fatto mangiare. Le cose esposte no, a parte una sfilza di libri fatti da tanti Pasquini differenti ha attirato la mia attenzione.

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  2. Il titolo della mostra viene da lontano, ed è pensato e voluto come tutto il resto della mostra.
    Quello che è stato fatto alla casa del boia, anche se non si dice più così, è un discorso, perchè nel caso di AIUTATEMI CHE SONO MESSO MALE l'arte serve ad esprimere delle idee, dei concetti.
    se ti lasci attirare nel gorgo delle migliaia di cose che ha da dire Stefano W. Pasquini, non ne esci più. questa non è solo arte, è politica, è pensiero critico, è dialogo, e basta poco, solo un pò di voglia di capire, per seguirne il filo logico.
    la mia opera preferita: Seattle 1999, che parla di movimenti no global, di proteste e di un mondo che è, ma può anche cambiare.

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  3. Io mi chiedo, ma è così difficile capire che si possano usare mezzi diversi dalle parole per dire le cose?

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  4. Le opere esposte da Pasquini parlano, commentano e socializzano perchè SONO la gente, tutta.

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  5. capire che si possono usare mezzi diversi per dire le cose è facile. il difficile è sapere effettivamente usare questi mezzi. (e dopo questa vado a dormire) grazie a tutti dei commenti:).

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  6. Concordo per l'imbarazzo. Sia l'arte (ancor di più se moderna-contemporanea) ed anche la filosofia mi mettono un pò a disagio, ma poi riesco a trovare una mia visione del tutto.
    Il punto è: trovare la giusta definizione per artista.
    Munari diceva: "Quando qualcuno dice: "questo lo so fare anch'io" ,vuol dire che lo sa rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima" e gli do ragione ;)
    è certo che luoghi ed eventi di questo tipo servono ad allontanarsi da tv,web&co.
    così da consentire di mettersi in discussione e socializzare.
    Ps: Giraffa sarai pur un animale buffo, ma anche tanto elegante e sempre aggiornata degli eventi estensi...che il tuo lungo collo ti permette di interettare all'orizzonte il nascere degli stessi? :)

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  7. una presente alla mostra, capitata qui per caso1 giugno 2011 alle ore 09:19

    A volte penso che chi dice di non capire l'arte contemporanea non si sforzi quel minimo. Per esempio leggere le didascalie (a volte basta la targhetta col titolo dell'opera).
    Capiremmo forse, davvero, le opere di Leonardo o degli impressionisti se non ce li avessero fatti studiare a scuola? Le distingueremmo da quelle di anonimi copisti sui mercatini o pittori da dopolavoro?

    Altre volte basta guardare con un po' più di attenzione e curiosità, senza fretta. "La composizione di vecchie mensole" per esempio componeva una scritta... La giraffa se ne è accorta?
    Propongo un nuovo giro alla Casa del Boia e un orecchio al video con le stelline (imperdibile), che sabato era un po' difficile da godere appieno, nella confusione del vernissage.

    Buone nuove escursioni curiose, oh giraffa!

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  8. Ma io leggo le didascalie, i foglietti informativi, leggo tutto... Però secondo me l'arte dovrebbe essere abbastanza forte da spiegarsi da sola, senza il supporto di targhette, interpretazioni scritte e quant'altro. I grandi capolavori del passato non hanno bisogno né del titolo né dell'essere studiati a scuola per comunicare, e sono sicura che difficilmente una crosta da rigattiere possa essere confusa con un dipinto di Leonardo. Colgo comunque l'invito a rivedere con più calma l'esposizione di Pasquini, in effetti all'inaugurazione l'atmosfera era abbastanza caotica. Grazie del commento:).

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  9. Scusate l'intromissione ma effettivamente faccio fatica a capire alcuni dei commenti.
    L'Arte che sia contemporanea/moderna/antica ha senza ombra di dubbio bisogno di una chiave di lettura e questa ci è data esclusivamente da studi della Storia dell'Arte. Ma questo non vuole dire che chi non ha studiato la Storia dell'Arte non possa fruire dell'Arte stessa. Un opera per essere definita tale deve essere irripetibile e deve avere la capacità di trasmettere sensazioni allo sopettatore senza l'ausilio di spiegazioni o titoli e didascalie varie. E poi scusate ma come si puo non distinguere le opere degli impressionisti da pittori del dopolavoro.....

    E comunque in riferimento alla mostra purtroppo non sono riuscito ad andarmene con idee e sentimenti che le opere avrebbero dovuto suscitarmi.

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  10. Scusa ma se tu vedi "La Scuola di Atene" di Raffaello senza leggere la targhetta sai che si tratta della Scuola di Atene? Ma vattene, se va bene non capiresti nemmeno a cosa si riferisce la cappella sistina...

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