Non sono ovviamente riuscita a partecipare a tutte le iniziative del festival, il calendario era ricchissimo e densissimo. Provo quindi ad annotare per sommi capi le impressioni che ho ricavato saltabeccando qua e là tra dibattiti e inaugurazioni.
PRO:
Sempre intelligente l'idea di disseminare le attività in vari luoghi della città: utile ai turisti, che approfittano del trasferimento da una sede all'altra per godersi la visita, ancora più utile agli organizzatori, per decongestionare la situazione.
Molto curato l'allestimento del Chiostro di San Paolo, sede principale del Festival. L'esposizione dei libri è stata ben gestita e interessante, e mi chiedo se sia stata affidata a una qualche specifica libreria cittadina o se invece abbia fatto riferimento a entità altre, esterne (quali? Non ne ho idea, per questo resto vaga e le chiamo “entità”). Se qualcono avesse informazioni a riguardo mi farebbe piacere se lasciasse un commento. Tra i titoli che ho assaggiato a pezzi, leggendo qualche pagina a casaccio, segnalo: “Si, ma va bene per gli ebrei?” di Jhonny Geller, guida autoironica all'identità e alla cultura ebraica contemporanea (lo ammetto: era sabato sera ed ero stanca, e non avevo voglia di impegnarmi in mattoni o libri di storia, e ho sfogliato più che altro le raccolte di barzellette... che meritano!).
Buona anche la mostra sulla stampa ebraica, inaugurata nel salone d'onore del municipio: racconta la storia dell'unità del paese attraverso la prospettiva particolare della minoranza religiosa, documentando al suo interno ulteriori divisioni e fazioni, di cui sinceramente non immaginavo l'esistenza. Tra tutti il reperto che più mi ha stupito è stata una copia di «la Nostra Bandiera», giornale dell'ebraismo fascista: impiega due colonne della prima pagina per spiegare quanto buono e caro sia il Duce, e come le leggi razziali non siano frutto del suo animo nobile, ma gli siano state suggerite da Hitler (il quale a sua volta non è cattivo, ma semplicemente mal consigliato dai suoi collaboratori). Credo che meriti di essere letto per intero.
Chiudo commentando la visita guidata di sabato sera. Mi è piaciuta molto l'idea di organizzare il tour in notturna: i ciottoli del ghetto illuminati dalla luce arancione dei lampioni, il silenzio dei vicoli, è stata una passeggiata suggestiva. Di notte è più facile credere a qualsiasi cosa, anche alla storia; vedere il tempo scivolare attraverso le fessure dei mattoni, immaginare le voci e le persone attraverso le finestre, dietro i balconcini in ferro. Per le prossime occasioni in cui si vorrà ripetere un esperienza simile mi permetto un solo consiglio: la spiegazione di Scafuri è stata esaustiva e chiara, ma l'avrei preferita un pochino più piccante, aneddotica (due ore possono essere molto lunghe!). Personalmente infatti la piacevole atmosfera onirica è scivolata passo dopo passo in un pesante bisogno di dormire.
CONTRO:
Solo una piccola segnalazione. Credo che la mostra dedicata agli ebrei e al risorgimento sia stata interessante. Lo credo soltanto però, non lo posso confermare: ho assistito alla bella presentazione (quella veramente vivace e frizzantina) e avrei voluto avvicinarmi per guardare i pannelli, ma non è stato possibile. Vicino alla parete, nel chiostro piccolo, erano stati appoggiati i tavoli della zona ristorante, e per leggere le scritte avrei quantomeno dovuto scomodare qualcuno seduto e contento, o ordinare a mia volta un cappellaccio.

Io purtroppo ho lavorato tutto il week-end, ma fortunatamente ho fatto in tempo almeno a vedermi il concerto della "klezmerata fiorentina", meritavano davvero (ho comprato pure il cd!).
RispondiEliminaPrima di ogni canzone, Igor Polesitsky raccontava cos'avremmo ascoltato, il repertorio comprendeva varie suite, trittici dedicate ai ricordi, alla nonna di questo bravo ucraino che con voce tremolante gli cantava canzoni tradizional popolari in modo da passare questa tradizione al nipote e via via. In più hanno eseguito (il resto del gruppo erano italiani, primi musicisti del maggio fiorentino,mica cazzi...)e interpretato melodie raccolte in Ucraina dall'etnomusicologo Moshe Beregowski, degno di nota poichè il suo archivio è conservato presso le due più prestigiose università degli Stati Uniti (Pennsylvania Press & Syracuse University Press). Commenti colti a parte, m'è piaciuto tantissimo, mi sono emozionata e divertita, pelle d'oca e piedi battuti a ritmo nonostante le gambe distrutte dal lavoro (del menga) ... se vuoi sentire il cd fai un fischio, ciao giraffa!