Sabato 19 giugno in tutto il mondo si è festeggiata la giornata del rifugiato, e a Ferrara per l'occasione è stata organizzata una serata al parco urbano, ospitata nello spazio ancora da scoprire del Camelot Cafè (cfr: Inaugurazione Camelot Cafè).
L'iniziativa si è aperta con una lettura a più voci, dove si incrociavano memorie personali, desideri, sensazioni, pronunce italiane e straniere. I verbali rilasciati dai richiedenti asilo, riduzioni vorticose e dure che nel giro di una frase condensano anni di violenze e peregrinazioni, si mescolavano ai brani più intimi, prosa lirica se non puntualmente poesia, in cui confluivano nostalgie e brandelli di quotidiano. La secchezza tagliente del resoconto cozzava contro il cuore spalancato della vita vissuta, e nessuno tra il pubblico osava fiatare. Lo zoppicare dei lettori più emozionati tra le righe, l'incespicare a tratti delle parole, amplificava il senso dei testi: attribuiva concretezza al percorso lungo e in divenire che ha portato tante persone in Italia, ad imparare una lingua che ora gli appartiene, e che gli permette finalmente di potersi raccontare. L'aria attorno alla gente era elettrica, tesa nell'ascolto, e finalmente vuota di retorica. Ho apprezzato moltissimo la decisione di commentare le esperienze unicamente leggendo, a intervallare i brani, le norme che regolano il diritto di asilo.
La serata è proseguita in maniera abbastanza tradizionale. Conclusa la lettura è stato offerto ai partecipanti un'abbondante aperitivo, semplice ma sempre efficace (pasta fredda, salumi...), e si è stemperata piano la sensazione amara diffusa dai racconti, tra un boccone di pane e salame e uno sguardo al tramonto violaceo. A seguire il concerto di Giorgio Canali (che già aveva accompagnato le letture): un grande classico delle iniziative ferraresi, che ad alcuni annoia e ad altri attira, ad altri un misto tra le due. Io lo ascolto sempre volentieri, ha chiuso piacevolmente un'iniziativa che ho trovato molto onesta.




