Come risolvere un sabato pomeriggio uggioso nella piatta piattissima pianura padana? Andando a sedersi comodi tra gli scaffali di Melbook, ad ascoltare un bravo narratore ripercorrere viaggi e paesaggi, e svicolare così per un oretta almeno dal presente biancastro del cielo ferrarese per immaginarsi camminare altrove. Enrico Brizzi è stato invitato ieri in libreria a presentare il suo ultimo romanzo, "Gli psicoatleti", dichiaratamente ispirato a una lunghissima migrazione intrapresa in prima persona, volta ad attraversare la penisola italiana a piedi (per maggiori informazioni, si veda il progetto "Italica 150": http://www.italica150.org/italica/Home.html). Del libro si è in effetti discusso, con cura e interesse, ma l'incontro è stato avvincente soprattutto perché farcito e condito di tante esperienze, aneddoti, sincerità grandi e piccole. Lo scrittore più che ripercorrere il romanzo ha spiegato al pubblico il significato che intimamente attribuisce al viaggio e al viandante, le motivazione ideali che lo hanno portato a spasso per la penisola per più di tre mesi, munito di zainetto e buona volontà, ma anche le difficoltà pratiche, i ripensamenti. Non avevo mai visto Enrico Brizzi, e nonostante in fase tardoadolescenziale io abbia sorbito con grande ammirazione sia "Bastogne" che "Tre ragazzi immaginari" ("Jack Frusciante" non mi convinse mai, nemmeno in quell'epoca di ristrettezze intellettuali e Dawson's Creek), di lui personalmente non avevo mai saputo nulla. Ammetto ora di averlo trovato incredibilmente onesto, per essere uno scrittore, e umile, per essere una persona di successo. Mi ha convinto completamente quando ha parlato del viaggio compiuto come di un "impresa". Ero già pronta a sorbirmi l'excursus didattico sul senso epico e mitologico del termine, il richiamo ai grandi navigatori dell'antichità classica etc. etc. etc. Invece ha specificato: "impresa in senso scoutistico". Non credo sia facile riuscire a liberarsi del fardello dei luoghi comuni (la tentazione della retorica facile) con tanta disinvolta agilità. Percorrere sulle proprie gambe i kilometri che separano la Valle Aurina (provincia di Bolzano) da Capo Passero (Siracusa) e non tirarsela per nulla è già una grande cosa, ma paragonare il progetto allo svago dei bambini più sfigati (sono stata scout e sono autorizzata all'autocritica) è addirittura sublime. In merito alla difficoltà di impegnarsi quotidianamente, avrebbe potuto accentrare l'attenzione sullo sforzo fisico o sulle inevitabili intemperie (non credo avrebbe dovuto nemmeno esagerare la realtà per essere coinvolgente), invece ha raccontato la desolazione di svegliarsi e aver dormito male, e magari trovare nell'ostello delle fette biscottate scadute e il succo di frutta che sa di qualcos'altro che non è succo di frutta. Una semplicità (e di conseguenza un'intelligenza) disarmante.
Le letture mi hanno entusiasmato meno, forse per la scelta dei brani (molto dialogati, un po'difficili da seguire), forse perché i romanzi di Enrico Brizzi sono già entrati nella mia vita in passato e per mille ragioni non ci entreranno più (anche se in effetti la curiosità di leggerlo nuovamente mi è venuta).
Per quanto riguarda invece la gestione dell'evento: innanzitutto sono stata felice di trovare finalmente una libreria capace di ospitare come si deve una presentazione (senza infastidire gli avventori, senza schiacciare il pubblico tra gli scaffali, senza l'imbarazzo dei microfoni che non funzionano e tutto il resto a cui sono - siamo - abituati). La nuova sala inaugurata al terzo piano si è rivelata da questo punto di vista un luogo assolutamente confortevole e attrezzato. Che sollievo. Ho inoltre apprezzato molto le capacità del moderatore, il cui ruolo è a mio avviso cruciale (cfr. Balasso presenta il "Il figlio rubato"). Il ragazzo che ha introdotto e intervistato lo scrittore è stato perfetto: introduzione non troppo sommaria né esageratamente prolissa, intervento minimo ma attento rispetto gli argomenti e i tempi dell'ospite (domande semplici e sensate, puntuali). Se non ho capito male l'incontro è stato proposta e gestito dalla redazione del Tascapane, a cui faccio i miei complimenti.
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