giovedì 2 giugno 2011

DIBATTITO CARDIACO: UNA CITTA' SENZA IMMIGRAZIONE


Non ho ancora capito cosa penso del dibattito organizzato martedì sera.
Sicuramente mi è piaciuta la scelta di invitare personalità e professionalità differenti (maestri, immigrati di prima e seconda generazione, volontari, rappresentanti comunali, etc...), e di consentire a ciascuno di loro un limite massimo di cinque minuti per esporre le proprie idee (si chiama: metodo Ignite). Troppo spesso le occasioni di confronto - a prescindere da quale sia il loro ambito di interesse - si trasformano in lunghissimi monologhi, regolati solo dal buon senso degli stessi relatori. La campanella-timer non ha  avuto ovviamente pretese censorie, se trillava nel bel mezzo di un ragionamento veniva comunque concesso un breve tempo supplementare, per chiudere il discorso, e mi è sembrata uno strumento gentile per mantenere in linea la discussione, evitandole deviazioni improbabili o inutili lungaggini retoriche. La mia impressione però è che l'ansia di comunicare velocemente abbia spinto spesso i partecipanti a somministrare unicamente i concetti ritenuti più importanti, trasformando il dibattito in una sagra delle buone intenzioni. Ho apprezzato quindi soprattutto chi è riuscito a testimoniare le proprie esperienze di vita e di lavoro, fornendo degli spunti di riflessione ancorati tenacemente alla realtà, rispetto chi invece ha tentato la strada dell' "insegnamento virtuoso". Condividere i ricordi e le impressioni di Lumiere Weleheu, di Catalina Golban e di Amarachi Ajuzie Udochukwu è stato molto coinvolgente. Ascoltare la migrazione dalla viva voce di chi tuttora vive le proprie giornate nello spazio di transizione che lega due culture, è sempre stimolante. Ho trovato inoltre particolarmente interessanti i racconti di Roberto Marchetti - presidente dell'associazione Nadya, che dal 2002 segue le problematiche legate al mondo delle cosiddette "badanti" - e di Marcello Brondi - che per anni si è occupato dell'inserimento scolastico dei bambini sinti. Il resto della serata mi è sembrato noiosetto: il topic dell'evento ("una città senza immigrazione") non è stato praticamente affrontato, se non lateralmente e sempre di sfuggita; le ulteriori riflessioni proposte sono state di carattere talmente vago da risultare superflue in un contesto interessato. A mio avviso vale la pena di ripetere alcuni concetti basilari (un esempio su tutti: "scoprire l'individuo oltre gli stereotipi") solo se si ha a disposizione una platea di persone a cui questi concetti basilari evidentemente mancano. Predisporre un confronto tra persone che già la pensano tutte allo stesso modo non ha molta utilità, a meno che appunto non si decida di abbandonare le acque placide del luogo comune per tentare di discutere più approfonditamente della complessità del reale. 
Le strade percorribili per rendere il dibattito efficace mi sembra possano essere soltanto due: o si organizzano incontri dove affrontare questioni specifiche, e si invitano a parlare persone altamente qualificate con un conseguente richiamo di pubblico consapevole; o si organizzano incontri a carattere generale destinati a "convertire" le masse. Ovviamente le masse, in quanto tali, disdegnano solitamente la serata impegnata. Propongo quindi di intitolare il prossimo dibattito dedicato all'immigrazione "eccezionale spettacolo di lap-dance, free entry e consumazione inclusa". Si avrebbe così a disposizione un pubblico veramente digiuno di buona coscienza interculturale, e allora sì che sarebbe utile rispolverare le vecchie massime.

3 commenti:

  1. I 5 minuti sarebbero una pratica perfetta se la gente sapesse usare la sintesi per starci dentro e non farsi troncare i discorsi a metà.
    I racconti in prima persona sono interessanti, gli spot “aziendali” come quello del presidente di Nadya meno.
    Gli organizzatori sono stati bravi ma avrebbero potuto fare di più infatti credo sia mancato un moderatore capace di governare la serata: una persona che guida, stimola, argina e orienti la discussione. Non è detto che il raccontino preparato dai relatori sia quello che loro cercavano.
    Molto spesso la scelta della giusta persona come moderatore è trascurata.
    L’appiattimento democratico tentato dagli operai di Nichi non mi piace: anziché stare in platea gli organizzatori devono fare gli onori di casa e mettere a proprio agio i relatori stando loro accanto.
    La promozione deve essere più incisiva e forse sarebbe bastato chiedere alle associazioni intervenute di partecipare alla diffusione dell’evento.
    Avendo visto parecchie videocamere in sala spero che il video venga condiviso in rete per incrementare i fruitori.
    Interessante la chiave comunicativa scelta per le locandine e le brochure.
    Tutto sommato una bella serata.
    Grazie
    Giandomenico Pumilia

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  2. Le premesse per creare una serata istruttiva e al contempo stimolante c'erano: molti ospiti di differente provenienza, racconti di vita vissuta, tempo limitato ai relatori onde evitare sbadigli dalla platea. Forse però è mancato qualcos'altro: effettivamente alcuni interventi sono stati un po' una "fiera del buonismo", in cui mancava il punto di vista fazioso per cui probabilmente erano stati chiamati a discutere i relatori. Purtroppo anche il dibattito successivo è presto scaduto in una serie di commenti e luoghi comuni sulla necessità di accogliere gli immigrati, ma di questo certo non si può imputare la colpa ai ragazzi della Fabbrica di Nichi. Concordo con la posizione dell Giraffa: parlare tra persone che la pensano tutte allo stesso modo non ha grande significato. Per dare senso alla serata sarebbe stato più utile -e qui concordo pure con il commento di Giandomenico Pumilia- un moderatore più esperto e navigato, il quale avrebbe aiutato a marcare i differenti punti di vista e le diverse esperienze personali. Serata un po' incompleta, in definitiva..
    Saverio

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  3. Diego Fabbrica di Nichi - Ferrara17 giugno 2011 alle ore 00:52

    ciao ragazzi
    scusate il ritardo ma ho saputo pochi giorni fa che avevate parlato della serata. mi fa molto piacere, vi seguirò con più attenzione.
    siete molto critici ma, mi sembra, costruttivi. vi leggo con attenzione e riferisco al gruppo i vostri appunti.
    grazie del tempo che ci avete dedicato
    diego

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