domenica 19 giugno 2011

SAGRA DELLA PIZZA (A CASSANA) E SAGRA DEL TORO (A MASI TORELLO)


Ieri sera Ferrara era impegnatissima: concerti, videoproeizioni, inaugurazioni, un grande calderone di proposte. Attirata dall'aria salubre della sera e dal venticello che portava a spasso odore di prato (incredibile che ancora si possa respirare senza dotarsi di branchie) ho deciso di scartare ogni velleità culturale, giovanilistica e modaiola, per perseguire l'ideale bucolico.
Via! Nei campi! 
Dopo un rapido controllo delle serate organizzate nei dintorni, assieme ad alcuni amici si è convenuto di puntare alla sagra della pizza di Cassana (lo so che fa ridere, ma per una abituata a girare in bicicletta entro le mura Via Modena vale già come campagna). Sembrava una buona idea: è vicina e, soprattutto, qualche mese fa ero stata invelata perché in dieci anni di vita presso l'odierna corte estense non ci ero mai andata a mangiare. Credevo che la qualità dell'evento fosse proporzionale all'intensità della "sgridata": m'aspettavo di poter mangiare tantissimo, magari pagando una quota unica all'entrata, o di poter assaggiare diverse tipologie di impasto e condimenti inusuali. Mi sembrava logico che in una sagra della pizza avrei trovato qualcosa di più entusiasmante o caratteristico che un semplice spazio all'aperto per cenare, e dello stesso avviso erano i miei amici. Tutti delusi allo stesso modo: la festa si riduceva ad una specie di pizzeria per ovvie ragioni sgangherata, tra le zanzare e l'erba secca, niente di più. Siamo tornati mesti in automobile, diretti questa volta verso la sagra del toro, a Masi Torello. 
Io non so se storicamente esistano motivi che legano il paese all'allevamento taurino (ho cercato in internet qualche informazione ma non ho trovato nulla), ma a prescindere dalla coerenza con la tradizione la carne di toro non viene servita tanto spesso, e questa possibilità può giustificare da sola la visita. Scovare altre buone ragioni è difficile: nessun allestimento, nessuna orchestrina di liscio, nessuna esposizione di prodotti tipici, nessuna iniziativa, nessuna condivisione in definitiva. Non che io cercassi qualcosa di particolarmente innovativo: obiettivo della serata era appunto quello di trascorrere qualche ora in una classica festa paesana, con i vecchi che ballano la "cesarina", i sedicenni sul Tagadà, e le signore in grembiule a cucinare dietro il paravento. Ho trovato invece il solito tendone rabberciato, le pietanze abbastanza buone ma costose (7 euro un piatto di cappellacci; 2e50 una vaschettina minuscola di patatine... e se il toro alla griglia era gustoso, il purè di patate era verde), e una grande desolazione (per pietà nei confronti del clown non commento lo spettacolo di animazione per bambini). Spero di non incorrere nell'ira dei tanti che si spendono nell'organizzare queste iniziative, ma a parer mio sarebbe un bene per tutti riflettere un po'di più sul significato e il valore del proliferare incongruo di questi improvvisati "eventi tipici".

2 commenti:

  1. Nota: a quanto sembra Masi Torello deve il suo nome alla famiglia dei Torelli, che anticamente governavano il territorio alle dipendenze dei Salinguerra, per la corte estense. Un'altra ipotesi deriva il nome da "torelus", che significa corda ritorta. Il paese sarebbe quindi stato in passato un centro di artigiani cordai.


    La fonte è il sito comunale http://www.comune.masitorello.fe.it/index.php?pg=125

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  2. Hai proprio ragione infatti il termine sagra si riferisce a :festa popolare o tradizionale, con fiera e mercato per valorizzare soprattutto i prodotti della terra..
    Non era così ieri sera nè a Cassana nè a Masi Torello purtroppo!
    riflettere dicevi..hai ragione!io l'ho fatto e ho capito una cosa:in una bellissima serata di inizio estate,5 amici,possono trovarsi in qualsiasi posto della campagna ferrarese per stare bene insieme..e se poi si finisce a bere un caffè in un barettino gestito da cinesi...non importa!è la compagnia che CONTA!

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