sabato 14 maggio 2011

NOW IS THE MONTH OF MAYING




Ieri sera l'associazione PuntoZero proponeva ai Magazzini Generali: “Verticali – 10. In parole povere...”. Ovvero? Ci ho dormito sopra una notte e ancora non ho capito cosa veramente significasse questo titolo, ma non credo sia un problema.
Gli organizzatori avevano vagamente anticipato la scaletta dell'evento: aperitivo e spettacolo di teatro-danza, 5 euro all'ingresso e si risolve il venerdì sera.
Arrivo puntuale alle otto e mezza, ma mi rendo conto sarebbe stato meglio arrivare in ritardo, o magari stare direttamente a casa. Desolazione: pochissime persone, vicino all'ingresso un tavolo apparecchiato con qualche bottiglia di aranciata e di birra, un paio di ciotole per le patatine e i taralli. Ho già pagato la quota e mi tocca restare, quindi cincischio, fumo, mi guardo intorno per una buona mezz'ora.
Inizia lo spettacolo e sono sempre più scettica: ci spostiamo tutti in uno degli stanzoni dell'edificio, ci sediamo in file ordinate e aspettiamo. Di fronte al pubblico, occultati allo sguardo da un grande telo chiaro, giacciono a terra due corpi, che lentamente si muovono, strattonano, si tendono, sempre coperti da questo lunghissimo lenzuolo. Porcamiseria il contemporaneo, questo è il mio primo pensiero. Il secondo, bhe, il secondo pensiero non c'è. Perché uno degli attori (sono giovani, un ragazzo e una ragazza) si trascina piano piano fino ad arrivare quasi davanti al mio naso, e da ingobbito che era si libera della stoffa in cui era ravvolto come un baco da seta, e si raddrizza. Ha una maschera di carta sul volto e le scarpe da ginnastica ai piedi e sembra volare. Inizio a credere a quello che sta succedendo. 
La musica intensa nelle orecchie, a tratti il silenzio assoluto, lo spazio bianco e nudo, il buio della notte fuori dalle grandi vetrate: i due ragazzi parlano, chiamano, danzano, cadono. Il pubblico non c'è più: è stato accompagnato con garbo all'interno della storia, le sedie sulle quali tutti sedevamo ordinati sono rimaste vuote.
Non racconto di più perché non servirebbe a comprende cos'è successo: io c'ero e tuttora non l'ho capito. So che è stato molto emozionante, e che se inizialmente ero dispiaciuta che solo in pochi si fossero interessati all'evento, a fine serata ne ero - egoisticamente – contenta. Nessuno infatti ha dovuto restare “dall'altra parte” della narrazione, assistervi da spettatore. Tutti hanno potuto entrarci e contribuire alla sua costruzione, anche con la semplice presenza. Inoltre non essendoci  pubblico a guardare, non c'era nemmeno finzione: era tutto vero.
Grandi applausi quindi sia alla coreografa che ai due interpreti (lei soprattutto per la danza, lui soprattutto per la recitazione: finalmente una voce credibile!). La rappresentazione merita di essere riproposta, e spero vivamente che in futuro sia possibile riorganizzarla nello stesso luogo. Immaginarla in un teatro tradizionale, per la strada, in qualsiasi altro posto che non sia lo spazio vacuo e stellare dei Magazzini Generali non è possibile. Credo che una buona parte della sua riuscita sia proprio da attribuire allo stanzone immacolato in cui è stata presentata, alle risonanze fantascientifiche di tutto quel bianco abbacinante.
A fine serata è stata fatta passare di mano in mano una petizione affinché i Magazzini Generali possano continuare la loro attività di promozione culturale. Petita Iuvant? Chissà.

1 commento:

  1. Ho avuto il piacere di assistere alla serata, davvero coinvolgente nonostante il mio iniziale scetticismo e la mia ignoranza in materia di "contemporaneo". Condivido quindi appieno la recensione e mi permetto di annoverare tra gli elementi azzeccati la durata! quei 30 - 40 minuti sono stati perfetti, 10 minuti in più avrebbero fatto evaporare la metafisica che sono stati bravissimi a creare. La standardizzazione delle durate degli eventi è terribile ;

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