L'inaugurazione è stata abbastanza spentina: cordiale ma anonima. Poche le persone presenti, un aperitivo misero apparecchiato nella terrazza che guarda Via Darsena, la solita desolazione dei Magazzini Generali. L'atmosfera della serata era anche buona, informale e interessata, ma il vuoto degli stanzoni pesava sopra ogni passo, a ricordare quanto la marginalità della location possa invalidare qualsiasi iniziativa vi si voglia organizzare (e quando scrivo marginalità non mi riferisco ovviamente al decentramento fisico, ma alla disattenzione e all'incuria gestionale). E' veramente un peccato che un posto così ricco di potenzialità venga abbandonato a sé stesso e alle erbacce incolte che vi crescono tutto attorno. Voci di corridoio sussurrano di un imminente chiusura. Ai Magazzini si canta il lamento del cigno, e ad ascoltarlo restano le solite quattro facce... assieme alle opere di Duccio Gamelli, quasi dimenticavo. Non sono una grande intenditrice di arte contemporanea, fondamentalmente ancora devo capire se serve e a cosa serve, cos'è in realtà. Passeggiare in mezzo ai lavori di Gamelli mi è piaciuto, non tanto per questioni di empatia estetica, quanto per l'esercizio di fantasia che mi ha richiesto. Ho interpretato abbastanza liberamente le sue strutture: nel reticolo dipinto di blu ho visto il Mediterraneo da lontano, nelle creazioni plastiche ho intercettato delle chiocciole fossili, un'attitudine agreste e organica. Basta questo per considerare valida un'esposizione? Aspetto da lettori più attenti e informati di me una qualsiasi risposta.

Non dimenticare 'il biscotto'.
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