sabato 7 maggio 2011

IL BIOLOGICO A PORTATA DI MANO



Parto con una premessa: io sono largamente biodegradabile (polvere alla polvere, cenere alla cenere), sono quasi certamente biosostenibile (suvvia, non peso poi molto), tuttavia non sono – né sono mai stata – in senso stretto biologica. Il mio approccio al cibo rispecchia purtroppo le abitudini alimentari della maggior parte del colto (et civilissimo?) popolo occidentale: mangio un po' a cazzo di cane. Nei miei giorni peggiori (almeno tre volte a settimana) fumo una sigaretta per colazione, salto a piè pari il pranzo – oplà -, acchiappo al volo una ricciola al bar e ruzzolo direttamente sui vassoi ciccioni dell'aperitivo, sull'abbuffata medicamentosa, che mi alleggerisce della pesantezza del mondo e mi schiaccia lo stomaco di pizzette del giorno prima e patatine pai (“meglio le patate che l'epatite”, mi si potrebbe obiettare, io comunque provo pena per me stessa). Negli ultimi anni ho cercato in mille modi di emanciparmi da questa condizione semibestiale: ho fatto la spesa a km zero; ho comprato i broccoli romani alle bancarelle del venerdì (sotto litri e litri di pioggia, lo scorso inverno, una depressione infinita), ho pascolato ore nel reparto bio della Coop, sconfortata dalle vaschette di zucchine mosce e costosette; ho cercato in internet i gruppi di acquisto solidale attivi in città, ho studiato con grande attenzione le cipolle terrose nella capannina vicina alla certosa. Io ci ho provato veramente a diventare biologica! Ma malgrado gli sforzi (sicuramente diversificati, forse non intensissimi, lo ammetto) non ci sono mai riuscita. Ecco perché consideravo la serata organizzata mercoledì sera presso il centro sociale Il Melo importantissima: “Il biologico a portata di mano”. Evvai! Finalmente! Dove devo firmare?
Partecipavano all'incontro due rappresentanti di Aiab (Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica), il presidente e il responsabile dell'ufficio commerciale del consorzio Fattorie Estensi, un signore paonazzo di cui non ho capito la professione, credo produttore agricolo (in tempi meno politically correct si sarebbe scritto: un contadino). La serata è stata effettivamente interessante, le persone chiamate a intervenire si sono dimostrate preparate e affabili, ben disposte al dialogo e al confronto informale. Sono stata contenta di esserci andata, ma non veramente soddisfatta. I relatori hanno iniziato da subito ad esporre delle esigenze molto tecniche (per esempio la necessità, da parte di Fattorie Estensi, di rivolgersi ad un unico referente per tutti i GAS, e di allargare la stagionalità dell'offerta coinvolgendo aziende romagnole), e il pubblico è stato prontamente rappresentato dagli attuali referenti dei gruppi di acquisto, i quali hanno alimentato una discussione vivace ma poco informativa. L'impressione che si aveva era quella di essere capitati in una riunione per addetti ai lavori. Interessante certamente, ma non sempre comprensibile. Il dibattito poggiava su una lunga serie di sottintesi, considerazioni taciute perché evidentemente condivise, ma condivise da chi? Dai relatori e dalle persone che attualmente gestiscono i GAS. E gli altri? E io?
L'obiettivo dell'evento - specificato nell'invito - avrebbe dovuto essere quello di “mettere a confronto produttori e consumatori”, e affinché tra i due poli si possa sviluppare un sodalizio concreto è ovviamente necessario che il discorso si soffermi su aspetti gestionali e logistici (non intendo quindi rinnegare a priori il tecnicismo). Tuttavia credo che un incontro che si rivolge e si apre a “tutte le persone sempre più attente e sensibili ai temi dell'etica, dell'ambiente, dell'ecologia” debba affrontare l'argomento del biologico – almeno da principio – in termini più panoramici ed esplicativi, affinché l'ascoltatore interessato possa comprende in che tipo di ambiente dovrà poi collocare il successivo dibattito a fini organizzativi. Se è vero (come leggo sul sito della rete nazionale) che i gruppi di acquisto indirizzano la loro attività verso “un'economia che metta al centro le persone e le relazioni”, sarebbe bene per loro non dimenticare di accogliere in questa relazione il vicino di sedia.

2 commenti:

  1. ciao, senza voler scusare nessuno (non c'ero) a volte anche il vicino di sedia può farsi avanti e chiedere :-)

    ciò che si dà per sottinteso può essere non altezzosità o chiusura ma errore nel dare per scontati argomenti di cui si è parlato tante volte per cui non viene più in mente di esplicitare le basi.

    chiedi, scrivi, vieni al gas durante una distribuzione (quello di cui faccio parte http://gas-cittanova.blogspot.com distribuisce le spese al sabato in via resistenza al centro sociale) esci dal giraffesco anonimato e forse troverai quello che non è stato detto durante l'incontro, o almeno ci avremo provato

    ciao Stella

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  2. hai ragione a scrivere che nulla vieta al "vicino di sedia" di farsi avanti e chiedere, ma quando la discussione è molto animata e/o molto distante rispetto le proprie conoscenze subentra spesso il timore di essere fuori luogo (in altri contesti mi è capitato di sentirmi molto in imbarazzo per il gelo riservato ad alcune domande "banali"). ti ringrazio però tantissimo sia per il commento che per l'invito. il sabato mattina purtroppo lavoro... però magari mi organizzo assieme a qualche amico.

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