Commento rapido e ragionato (forse) dei mille e non più mille eventi e appuntamenti organizzati a Ferrara, aperto a collaborazioni e integrazioni. Saltuariamente le recensioni potrebbero addirittura spingersi Altrove.
mercoledì 11 maggio 2011
SANTA SANGRE
Ieri è stata la giornata in cui tutto quello che poteva andare male è finito peggio, in cui le piccole incombenze che dai, in dieci minuti me la sbrigo, si protraggono irrimediabilmente fino a ora di cena. Non sono quindi riuscita a vedere la rassegna presentata al Boldini, ma... ma avevo dalla mia una fidata collaboratrice. Ecco la sua recensione.
aahahah... CHE CAPRA!!!
La mia recensione di " Santa Sagre" non potrebbe che cominciare con una sana grossa risata, trattasi difatti di una "non recensione":
Come mio fare solito - un po' la fretta un po' la fiducia nel prendere le cose così alla leggera che tanto, comunque vadano le cose, tutto fa brodo! - non ho letto bene tutto il testo dell'evento (trovato solo su facebook!! - ... ma la pubblicità?? - ) e la mia idea della cosa è stato un "CHE FIGATA!! Cortometraggi tutta la giornata!"
Ricordavo l'orario di inizio: 15e30, ed il pensier "se sono cortometraggi uno dopo l'altro anche se tardo di un poco, da qui a mezzanotte faccio in tempo a vederne di cose!!"
---> Quindi pennica pomeridiana e alle 17e15 arrivo finalmente a destinazione: sala Boldini.
Buio pesto, mi siedo sulla poltroncina di parte cercando di non disturbare le teste contabili sul palmo di una mano, convinta di vedere la conclusione del cortometraggio che stavano dando, e iniziarne quindi di nuovi.
... piuttosto lungo come cortometraggio!
Ore 17e45 e ancora il video era lo stesso, qualcosa di completamente surreale di cui non ho capito una mazza, la sagra dell'assurdo direi, un tizio con lo smalto nelle mani che uccide tutte le sue possibili fidanzate (di cui un trans) e alla fine di tutto uccide pure sua madre. Ma nella cattiva sorte, ho comunque apprezzato moltissimo tagli di scena e scelte stilistiche di regia, anche la fotografia meravigliosa, la storia... BOH! (voglio sperare fermamente di non aver colto poichè mi è mancato il pezzo iniziale!!!).
Alla fine della proiezione l'autore del film si è reso disponibile a rispondere alle domande; 2 sbrisga, di tipi di cui penso volessero solo far sapere che hanno visto tanti film dato che paragonavano certi personaggi a quelli di grandi del cinema.
Il mio pensiero è stato "se per ogni cortometraggio c'è la pausa-autore, campa cavallo..." ma alla fine si era in 10 al massimo, di cui la metà è uscita subito all'accensione delle luci (qualcuno anche prima inciampandosi nelle seggioline... giuro, c'era davvero buio!), quindi... 10 min scarsi e sono uscita pure io (e sono andata in un negozio fighissimo assolutamente da vedere: vendita alla spina di roba naturale e biologica... "Chilometro70" in via De Romei... sia cose da mangiare che saponi ecc: assolutamente l'evento più soddisfacente della mia giornata!!).
Alchè sono tornata a casa per un impegno, per poi tornare alle 21e30 per la proiezione dei corti.
questa volta però mi sono detta "guardo prima quali sono i titoli dei cortometraggi, così so quando inizia uno e finisce l'altro, e me ne faccio un'idea!" (ovviamente non sarei stata puntuale alle 21e30!!); mi sono quindi documentata, mi sono collegata a fb e ho letto meglio il programma: ed ecco l'amara scoperta! al pomeriggio non c'erano i corti, bensì il film "Santa Sagre" da cui prendeva titolo l'evento, ed il tipo che rispondeva alle domande era Leoni, famosissimo Regista/sceneggiatore. (beata ignoranza!!!).
Quindi io, capra, andando alle 17 quando il film cominciava alle 15 (e non 15e30... quel poco che ho letto l'ho letto pure male!!)... vabbè. "recupererò stasera!!"
...
Arrivo al Boldini ore 21e45, come dicevo, scontatamente in ritardo.... ZERO BICI!!!
Tristissima all'idea che l'evento non avesse avuto successo, sono salita e mi sono seduta, sempre al buio, sempre nella poltroncina in parte per non disturbare stavolta le 6 teste presenti in sala...
"Che bella fotografia", ho pensato. "Ma che cortometraggio lungo!", subito dopo. "... c***o c'entra Ambra Angiolini???"
Ebbene si, mi sono sorbita il nuovo film di Ambra Angiolini (pessima secondo me come interpretazione in questo ruolo), "Notizie degli scavi" cominciato un'ora prima del mio arrivo (non so se ringraziare o meno il fatto che non c'era nessuno all'ingresso e che quindi sono entrata in sala senza pagare il biglietto. buona cosa, ma se qualcuno mi avesse spiegato forse avrei fatto in tempo a correre alla vera rassegna!!).
Alla fine della proiezione ho scoperto, cercando il manifesto nel casino della bacheca per le scale, che la proiezione dei corti non era al Boldini ma al Terry May Home Gallery in Via Porta San Pietro... CHE PIRLA!
Sono riuscita a vedermi due film da metà (anzi diciamo meglio, la fine di entrambi!), cosa che odio di più al mondo.
Ora leggo, sul muro del profilo dell'evento il commento:
"E' stato davvero bello.
Complimenti agli ideatori !
Attendo con ansia un altro incontro simile".
... beh, l'ansia l'ho avuta di sicuro anche io, peccato che non posso condividere anche tutto il resto!!!
(... e per fortuna esistono gli Alias!!!)
La Capra
martedì 10 maggio 2011
FESTA DEL LIBRO EBRAICO
Non sono ovviamente riuscita a partecipare a tutte le iniziative del festival, il calendario era ricchissimo e densissimo. Provo quindi ad annotare per sommi capi le impressioni che ho ricavato saltabeccando qua e là tra dibattiti e inaugurazioni.
PRO:
Sempre intelligente l'idea di disseminare le attività in vari luoghi della città: utile ai turisti, che approfittano del trasferimento da una sede all'altra per godersi la visita, ancora più utile agli organizzatori, per decongestionare la situazione.
Molto curato l'allestimento del Chiostro di San Paolo, sede principale del Festival. L'esposizione dei libri è stata ben gestita e interessante, e mi chiedo se sia stata affidata a una qualche specifica libreria cittadina o se invece abbia fatto riferimento a entità altre, esterne (quali? Non ne ho idea, per questo resto vaga e le chiamo “entità”). Se qualcono avesse informazioni a riguardo mi farebbe piacere se lasciasse un commento. Tra i titoli che ho assaggiato a pezzi, leggendo qualche pagina a casaccio, segnalo: “Si, ma va bene per gli ebrei?” di Jhonny Geller, guida autoironica all'identità e alla cultura ebraica contemporanea (lo ammetto: era sabato sera ed ero stanca, e non avevo voglia di impegnarmi in mattoni o libri di storia, e ho sfogliato più che altro le raccolte di barzellette... che meritano!).
Buona anche la mostra sulla stampa ebraica, inaugurata nel salone d'onore del municipio: racconta la storia dell'unità del paese attraverso la prospettiva particolare della minoranza religiosa, documentando al suo interno ulteriori divisioni e fazioni, di cui sinceramente non immaginavo l'esistenza. Tra tutti il reperto che più mi ha stupito è stata una copia di «la Nostra Bandiera», giornale dell'ebraismo fascista: impiega due colonne della prima pagina per spiegare quanto buono e caro sia il Duce, e come le leggi razziali non siano frutto del suo animo nobile, ma gli siano state suggerite da Hitler (il quale a sua volta non è cattivo, ma semplicemente mal consigliato dai suoi collaboratori). Credo che meriti di essere letto per intero.
Chiudo commentando la visita guidata di sabato sera. Mi è piaciuta molto l'idea di organizzare il tour in notturna: i ciottoli del ghetto illuminati dalla luce arancione dei lampioni, il silenzio dei vicoli, è stata una passeggiata suggestiva. Di notte è più facile credere a qualsiasi cosa, anche alla storia; vedere il tempo scivolare attraverso le fessure dei mattoni, immaginare le voci e le persone attraverso le finestre, dietro i balconcini in ferro. Per le prossime occasioni in cui si vorrà ripetere un esperienza simile mi permetto un solo consiglio: la spiegazione di Scafuri è stata esaustiva e chiara, ma l'avrei preferita un pochino più piccante, aneddotica (due ore possono essere molto lunghe!). Personalmente infatti la piacevole atmosfera onirica è scivolata passo dopo passo in un pesante bisogno di dormire.
CONTRO:
Solo una piccola segnalazione. Credo che la mostra dedicata agli ebrei e al risorgimento sia stata interessante. Lo credo soltanto però, non lo posso confermare: ho assistito alla bella presentazione (quella veramente vivace e frizzantina) e avrei voluto avvicinarmi per guardare i pannelli, ma non è stato possibile. Vicino alla parete, nel chiostro piccolo, erano stati appoggiati i tavoli della zona ristorante, e per leggere le scritte avrei quantomeno dovuto scomodare qualcuno seduto e contento, o ordinare a mia volta un cappellaccio.
lunedì 9 maggio 2011
INAUGURAZIONE DI CAMELOT CAFE'
Sabato pomeriggio di sole e di sonno, dove si va? Ovviamente al parco urbano, all'inaugurazione di Camelot Cafè (il fu Delizia del Parco).
Avevo saputo da fonti poco attendibili (status su facebook di provetti manovali impiegati nel progetto) che il cambio di gestione avrebbe comportato un grande rinnovamento spaziale e strutturale dell'area, ed ero quindi preparata al peggio: alberi abbattuti, cementificazione inutile, le solite cose che capitano ai parchi. Sono stata quindi contenta di trovare invece un ambiente migliorato, ma non snaturato, né tanto meno deturpato.
Attorno al baracchino in legno, che è più o meno rimasto lo stesso, è stata organizzata una zona relax piacevole e modesta (è un complimento): gazebo e divani bianchi, sedie in vimini, qualche aiuola fiorita, le candele appese ai rami degli alberi, gli storici tavoli da pic nic ereditati delle precedenti gestioni. Ho apprezzato la semplicità democratica dell'allestimento, che consente allo spazio di aprirsi all'intero pubblico del parco (dalle famiglie ai passeggiatori solitari, dalle comitive di giovani mondani alle coppie meno giovani e meno mondane). Bella anche l'idea di evitare il solito rinfresco in piedi e di distribuire al suo posto dei piccoli sacchetti da scampagnata pret a porter, contenenti cibarie varie e una tela a quadrettoni bianchi e rossi, per sedersi in mezzo al prato e improvvisare un contemporaneo “dejeuner sur l'herbe”. Io personalmente ho dovuto accontentarmi del solito aperitivo, i kit infatti sono stati immediatamente fagocitati e finiti.
La nuova gestione promette bene: collegamento wi-fi gratuito, quotidiani nazionali a disposizione, cestini per la raccolta differenziata, sensibilità intensamente ambientalista e relazionale (clicco: Mi piace). Continuo tuttavia a non riuscire a spiegarmi il senso di uno spritz a tre euro, servito nel bicchiere di plastica, senza neanche una ciotolina di patatine a fargli compagnia. Ma forse è un problema mio, o forse devo aspettare l'avviamento dell'attività. Sul sito di Camelot promettono “all'ora dell'aperitivo un abbondante buffet”, magari tra qualche giorno vado in esplorazione e ritorno per confermare/smentire l'attuale sbigottimento.
sabato 7 maggio 2011
IL BIOLOGICO A PORTATA DI MANO
Parto con una premessa: io sono largamente biodegradabile (polvere alla polvere, cenere alla cenere), sono quasi certamente biosostenibile (suvvia, non peso poi molto), tuttavia non sono – né sono mai stata – in senso stretto biologica. Il mio approccio al cibo rispecchia purtroppo le abitudini alimentari della maggior parte del colto (et civilissimo?) popolo occidentale: mangio un po' a cazzo di cane. Nei miei giorni peggiori (almeno tre volte a settimana) fumo una sigaretta per colazione, salto a piè pari il pranzo – oplà -, acchiappo al volo una ricciola al bar e ruzzolo direttamente sui vassoi ciccioni dell'aperitivo, sull'abbuffata medicamentosa, che mi alleggerisce della pesantezza del mondo e mi schiaccia lo stomaco di pizzette del giorno prima e patatine pai (“meglio le patate che l'epatite”, mi si potrebbe obiettare, io comunque provo pena per me stessa). Negli ultimi anni ho cercato in mille modi di emanciparmi da questa condizione semibestiale: ho fatto la spesa a km zero; ho comprato i broccoli romani alle bancarelle del venerdì (sotto litri e litri di pioggia, lo scorso inverno, una depressione infinita), ho pascolato ore nel reparto bio della Coop, sconfortata dalle vaschette di zucchine mosce e costosette; ho cercato in internet i gruppi di acquisto solidale attivi in città, ho studiato con grande attenzione le cipolle terrose nella capannina vicina alla certosa. Io ci ho provato veramente a diventare biologica! Ma malgrado gli sforzi (sicuramente diversificati, forse non intensissimi, lo ammetto) non ci sono mai riuscita. Ecco perché consideravo la serata organizzata mercoledì sera presso il centro sociale Il Melo importantissima: “Il biologico a portata di mano”. Evvai! Finalmente! Dove devo firmare?
Partecipavano all'incontro due rappresentanti di Aiab (Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica), il presidente e il responsabile dell'ufficio commerciale del consorzio Fattorie Estensi, un signore paonazzo di cui non ho capito la professione, credo produttore agricolo (in tempi meno politically correct si sarebbe scritto: un contadino). La serata è stata effettivamente interessante, le persone chiamate a intervenire si sono dimostrate preparate e affabili, ben disposte al dialogo e al confronto informale. Sono stata contenta di esserci andata, ma non veramente soddisfatta. I relatori hanno iniziato da subito ad esporre delle esigenze molto tecniche (per esempio la necessità, da parte di Fattorie Estensi, di rivolgersi ad un unico referente per tutti i GAS, e di allargare la stagionalità dell'offerta coinvolgendo aziende romagnole), e il pubblico è stato prontamente rappresentato dagli attuali referenti dei gruppi di acquisto, i quali hanno alimentato una discussione vivace ma poco informativa. L'impressione che si aveva era quella di essere capitati in una riunione per addetti ai lavori. Interessante certamente, ma non sempre comprensibile. Il dibattito poggiava su una lunga serie di sottintesi, considerazioni taciute perché evidentemente condivise, ma condivise da chi? Dai relatori e dalle persone che attualmente gestiscono i GAS. E gli altri? E io?
L'obiettivo dell'evento - specificato nell'invito - avrebbe dovuto essere quello di “mettere a confronto produttori e consumatori”, e affinché tra i due poli si possa sviluppare un sodalizio concreto è ovviamente necessario che il discorso si soffermi su aspetti gestionali e logistici (non intendo quindi rinnegare a priori il tecnicismo). Tuttavia credo che un incontro che si rivolge e si apre a “tutte le persone sempre più attente e sensibili ai temi dell'etica, dell'ambiente, dell'ecologia” debba affrontare l'argomento del biologico – almeno da principio – in termini più panoramici ed esplicativi, affinché l'ascoltatore interessato possa comprende in che tipo di ambiente dovrà poi collocare il successivo dibattito a fini organizzativi. Se è vero (come leggo sul sito della rete nazionale) che i gruppi di acquisto indirizzano la loro attività verso “un'economia che metta al centro le persone e le relazioni”, sarebbe bene per loro non dimenticare di accogliere in questa relazione il vicino di sedia.
martedì 3 maggio 2011
PRIMO MAGGIO DELLE ARTI E DEI MESTIERI
Un primo maggio come sempre dovrebbe essere primo maggio: verde e svagato. La buona riuscita della giornata si deve innanzitutto alla location: una scuola elementare dismessa e abbandonata al pascolo salubre della campagna ferrarese. E lo so che di solito la pianura padana sembra tutto fuorché salubre, ma complice il vento che spazzava l'aria, complice la primavera esplosa e avventuriera, i campi attorno a Contrapo suggerivano un piccolo miracolo bucolico. Gli organizzatori ci hanno comunque messo (molto) del loro: le sale dell'edificio erano addobbate e approntate ai più diversi usi, così come il grande giardino. Mostre fotografiche, allestimenti autoironici, una piccola cucina all'aperto, una stanza riservata alla performance pittorica, l'immancabile palco per i musicisti. La giornata è trascorsa lentamente ma senza noia, tra un concerto, una birra e una passeggiata indolente fino al bar del paese (si chiama: BAR). Dei musicisti che si sono esibiti segnalo – ovviamente – il one-man-bed Dani Male, che disteso comodamente sul proprio materasso, con tanto di plaid a quadrettoni, cantava e suonava a sé stesso le canzoni della sana nullafacenza pomeridiana, motivetti orecchiabili e quotidiani. Sugli altri artisti coinvolti per l'occasione si può volendo discutere, ma nemmeno più di tanto, rimane poi una questione di gusti. A prescindere dalle preferenze musicali (questo sì, questo no, questo ni) l'atmosfera era rilassata e piacevole. Per quanto riguarda i ragazzi chiamati a dipingere (vecchie glorie dell'ambiente ferrarese, ma non solo) vale più o meno lo stesso discorso: aldilà del gusto individuale, avere l'occasione di guardare una persona lavorare su una tela è sempre interessante, non capita spesso.
Personalmente le cose che ho più apprezzato della gita fuori porta sono state:
Le razdore, organizzate in cucina per tirare l'impasto delle piadine, con tanto di grembiule a quadretti rossi e bianchi (un must).
Il giro in carriola a due euro.
Le foto di Jimmi Valieri, tra quelle presentate probabilmente le più aderenti al tema "arti e mestieri".
Il one-man-bed show (mi ripeto, ma aggiungo un link: http://www.youtube.com/watch?v=m5XLLK3L0Vk).
I divani in mezzo all'erba, che hanno sempre un loro bel perché.
Chi volesse proporre il proprio elenco personale (quest'anno va così), lo aggiunga pure nei commenti.
lunedì 18 aprile 2011
STRAWBERRY SHORTCAKE
Ieri sera a Sonica aperitivo superintrigante. Lo spazio della sala prove è stato trasformato in una sorta di rivisitazione acida e postmoderna della casa di marzapane dei fratelli Grimm: sentieri di marshmallows e alberi di caramelle, giradischi commestibili e spillette glassate, tappezzeria di pasticcini proiettata sulle pareti. Di grande effetto anche le cascate di palloncini rossi disegnati a modi fragola, a richiamare nella plastica la psicadelia campestre degli strawberry fields. Grandi complimenti quindi alla pasticcera Irene, creatrice sia della cupcakes miracolose che hanno reso animato l'ambiente (in tutti i sensi possibili: materia che si fa narrazione, ma anche spazio promosso alla dimensione ironica e stilizzata del cartoon), sia delle cupcakes più tradizionali destinate al consumo immediato e gustosissimo. Grandi complimenti in effetti a tutta Sonikart: allestimento invitante e originale, curati e graficamente interessanti le locandine e i flyer, beveraggio al chiosco a prezzi ragionevoli. Cosa avrei potuto desiderare di più?
In effetti mi sarebbe piaciuto assistere al concerto, ma come al solito le tempistiche organizzative in questi casi si dilungano, e io non potevo restare (avevo un imperdibile appuntamento con una teglia di patate al forno e un arrosto arrotolato). Invito quindi chi abbia ascoltato i Versailles e i Silver Rocket a mandare la propria recensione, un commento, un punto esclamativo o interrogativo (!) (?).
domenica 17 aprile 2011
IL RISVEGLIO DELLE CICALE
Il risveglio della cicala/giraffa questa mattina è stato piuttosto lento e difficoltoso. Verso le otto ho creduto per un attimo di essere viva e abbastanza in forma, mi sono liberata delle coperte con un calcio, ho improvvisato una rotolata sul piumone: falso allarme, ero solo ancora ubriaca. Ora sono le tre passate e devo ancora ristabilirmi, ma la recensione urge e mi ci appresto. Procedo seguendo la regola delle 5 W del bravo giornalista anglosassone, per semplificare a me stessa il lavoro di ordinare i pensieri in forma organica.
WHERE: La serata è iniziata da parte mia con un grande malinteso: avendo letto su facebook che avrebbero partecipato quasi quattrocento persone pensavo che la festa si sarebbe svolta all'aperto, e che fosse rivolta
prevalentemente a studenti cazzari (questa deduzione non so da dove mi sia venuta). Non credo comunque di essere stata l'unica a non aver esattamente capito che tipo di evento fosse: in piazza verso le undici erano in molti a trotterellare interrogativi qua e là, chiedendosi dove fosse il fantomatico "risveglio". Sorpresa e perplessità quindi quando scopro che ci si apre all'estate in un posto chiuso, al caffè San Giorgio (ma anche sollievo per il freddo evitato, e un bel chissenefrega alla coerenza, tra l'altro ho appena rivisto il testo dell'invito: in effetti c'era scritto). All'interno il locale è spazioso e vagamente elegante, qualche candela accesa, un tavolo apparecchiato a modi aperitivo. Bello ma un po'anonimo: senza pretendere effetti speciali o retroproiezioni alle pareti, sarebbe bastato un po'di allestimento a caratterizzare la serata.
WHAT: Mille complimenti al gruppo che ha suonato dal vivo, un duo acustico veramente meritevole sotto tutti i punti di vista. Repertorio danzereccio e popolare, retrò al punto giusto da accontentare tutti (blues, rock'n'roll, puntate reggae, grandi classici). Atmosfera frizzantina e leggera, grandi sorrisi e grandi botte prese durante il rockabilly contest improvvisato. Temevo che finito il concerto il deejay rompesse l'incantesimo (i deejay hanno questo potere, e spesso ne abusano), invece il passaggio è stato assolutamente felice: funky tranqui e via.
WHO: Pubblico squisitamente ferrarese, minime le incursioni da parte di erasmus o studenti fuori sede. Pochi anche gli abbigliati a tema, ma fascinosissimi (e mi riferisco ovviamente soprattutto al ragazzo-cavalletta, con le lunghe gambe sottili fasciate in un incredibile calzamaglia dorata).
WHY: La festa mi è piaciuta, sono stata bene e mi sono divertita. L'unica cosa che non ho capito è in cosa esattamente si differenziasse dalle altre. Luogo chiuso, zero allestimento, poche le persone in maschera: cosa avrebbe dovuto farmi capire di essere in un momento di "risveglio"?
WHEN: Ma era ieri!!!!!!
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