sabato 16 aprile 2011

BALASSO PRESENTA "IL FIGLIO RUBATO"



C'è vita sul pianeta Santa Maria Maddalena? La risposta alla domanda che immagino turbi da anni il sonno dei più noti astrofisici ferraresi é la seguente: Sì, e il venerdì sera è pure difficile trovare parcheggio.
Automobili che girano in tondo nelle vie residenziali, gli autoctoni perplessi e incapaci di fornire indicazioni ai foresti, i quali per “sicurezza” di solito parcheggiano lontano (da cosa?) e si fanno una camminata - anche se non manca chi tenta la fortuna e magari ferma la macchina sulla pista da corsa del palazzetto dello sport -. Ieri doppio appuntamento nella nebulosa frazione di Occhiobello: all'auditorium Natalino Balasso per presentare il suo nuovo libro, in palestra invece acclamatissimi incontri di boxe (e io che questo giro ho puntato all'intellettuale, la prossima volta prenoto il posto a bordo ring).
Conosco Balasso solamente per il suo profilo televisivo, non ho mai letto un suo libro (l'ultimo è il terzo), e sono andata all'incontro più per interesse nei confronti della persona/personaggio che non per curiosità nei confronti del romanzo. A serata conclusa sono rimasta soddisfatta e grata alla persona/personaggio, stupita della qualità del suo lavoro autoriale, meno felice della gestione dell'evento.
La prima parte della presentazione si è svolta in modo canonico: il giornalista Garbato - per l'occasione prestato al ruolo di moderatore - ha introdotto  l'ospite, ha riassunto le puntate precedenti (qualche cenno sulle prime due pubblicazioni) e ha iniziato a porre qualche domanda generica sull'ultima uscita: “Il figlio rubato”. Balasso ha colto prontamente la volontaria vaghezza dell'intervista per parlare di ciò che preferiva, e si è quindi prodotto in una sorta di monologo schizofrenico e piacevolissimo, mescolando con grande sincerità farsa popolare e riflessione estetica. Tra i tantissimi argomenti affrontati: la motivazione e la finalità della scrittura («è come tirare le freccette contro il muro e poi disegnarci i cerchi attorno»), il rifiuto del contratto editoriale, la scelta di pubblicare per una piccola casa editrice dopo aver collaborato con Mondadori, la decisione di lasciare la televisione, la mercificazione della cultura in Italia (uno spunto semplice: nessuno conosce chi ha venduto più camice – o salami!  - in un anno, ma tutti conoscono le classifiche dei libri più venduti).
La seconda parte della serata avrebbe dovuto svolgersi in modo parimenti canonico, Garbato ha infatti invitato il pubblico a formulare le domande di rito, ma qualcosa nell'ingranaggio  della macchina-evento non ha evidentemente funzionato.
Il primo a prendere il microfono è stato Gnudi, organizzatore locale (almeno alle apparenze), il quale dopo aver dichiarato la propria vocazione letteraria (non fa mai male che ricordare che l'Italia è probabilmente l'unico paese al mondo dove gli scrittori sono più numerosi dei lettori) ha chiesto a Balasso «come capperi fa ad utilizzare in modo così sapiente il linguaggio». Fossi stata Balasso probabilmente avrei risposto che tanto per cominciare evito la parola capperi, Balasso in persona invece ha fatto molto cordialmente finta di nulla, e ha spiegato alcune delle sue convinzioni e preferenze rispetto alla lingua italiana: la necessità di considerare il linguaggio vivo e organico, sempre in mutamento; l'attenzione per il senso profondo della parola comune e non per la parola ricercata; le risonanze emotive che derivano dall'interpolazione invisibile (graficamente non segnalata) del dialetto e il debito che in questo senso riconosce a Meneghello; etc. etc. Niente di nuovo sotto il sole, ma le sue argomentazioni hanno avuto il pregio di essere: a) divertenti,  essendo disseminate di aneddoti, ricordi, barzellette; b) profonde eppure molto chiare, comprensibili a tutti. Ci sono poi state un paio di domande banali ma oneste, una considerazione (sta cosa delle considerazioni non l'ho mai capita, o meglio: l'ho capita e non l'ho mai sopportata)... e poi? E poi basta. Balasso ha dovuto inventare lì per lì qualcosa da raccontare per tirare a fine serata, improvvisarsi saltinbanco, perché altre domande non ci sono state. L'ha fatto in modo grandioso, sempre incrociando riflessione, ironia e autoironia, ma è stato a tratti imbarazzante. O almeno io l'ho vissuto così. L'impressione che ho avuto è che il pubblico non avesse capito, o forse non sapesse, in cosa esattamente consiste una presentazione letteraria. Penso si sentisse a teatro, e quindi legittimato nel ruolo di spettatore passivo di ciò che accade sul palco (e lo so che dal Living in poi la quarta parete non è più stata uguale, ma mi sto riferendo all'abitante medio del basso polesine e credo quindi di essere autorizzata ad approssimare). Tutti ridevano a bocca larga, con le lacrime agli occhi, ma nessuno ha pensato di instaurare un qualsiasi tipo di dialogo con l'ospite, il quale prima di concludere ha giustamente avvisato: «Che nessuno mi venga poi a rompere quando sto andando via, che avrebbe una domanda da farmi ma gli è venuta in mente solo dopo».
Che il pubblico potesse essere poco preparato all'evento era prevedibile - io stessa mi sono spinta fino a Santa Maria attirata dal fascino del comico televisivo - e in qualche modo rimane anche giustificabile (nessuno nasce imparato). Meno comprensibile è a mio parere l'inazione degli organizzatori: se le domande stentano a decollare è compito del moderatore proseguire la conversazione, e se  il moderatore   non reagisce – com'è successo ieri - è compito degli organizzatori mantenere vivace e partecipata l'atmosfera della serata, con richieste e interventi. Non tutti gli ospiti riescono a imbastire uno spettacolo d'intrattenimento dal nulla, ripescando qua e là nel proprio repertorio, rinfrescando qualche storiella dimenticata. La maggior parte di loro si sentirebbe probabilmente a disagio (se non addirittura indispettita) di fronte a una platea che non ha alcun interesse nei confronti del lavoro presentato. Bisogna sempre sempre sempre prepararsi qualche domanda di emergenza, da fare in caso di necessità, perché (e ora cito Balasso, in riferimento alla scuola): «va bene che non siamo qui per divertirci, ma nemmeno per romperci i coglioni!».

6 commenti:

  1. Tristezza per la pochezza di certi organizzatori, chi ha il pane...dicevano.
    Sono assolutamente con te riguardo alle "considerazioni". Tediose. Quando mi capita di essere a qualche presentazione(vedi sala estense, Erri De Luca) e si erge dalla folla un "consideratore" i miei occhi cercano nel soffitto uno sguardo complice.
    Brava LaGiraffa ;-)
    Kinoki

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  2. sono assolutamente D'ACCORDO con te.
    ma non con la mia tastiera....!
    Kinoki

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  3. probabilmente gli organizzatori hanno sopravvalutato il pubblico... ma è un fatto che il pubblico non è più abituato al rapporto faccia a faccia con l'artista, scrittore o attore o altro che sia, a esprimere le proprie idee apertamente e senza timori... se avessi dato loro una tastiera e uno schermo per porre le domande, le domande sarebbero fioccate a chili!

    da come lo descrivi deve essere stato un bell'incontro, avrei voluto esserci... ora però aspetto il resoconto sull'incontro di box...

    lil

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  4. è il primo anno che a Santa Maria viene organizzato un evento come "Passi d'Autore", un bel traguardo direi data l'entità moderata del paesello: sono poche le possibilità per via degli spazi (si sapeva che l'auditorium sarebbe stato estremamente scomodo come capacità, ma che altro può offrire il paese?! rimaniamo in attesa del nuovo teatro\centro sociale che avrà possibilità di ospitare più persone, ma come si suol dire, ad oggi... meglio poco che niente!!) sono inoltre pochi i soldi messi a disposizione per questi eventi culturali (o perlomeno, ne servirebbero molti di più!); parliamo ad esempio dell'organizzazione: probabilmente non sono abbastanza come numero, purtroppo ad oggi il volontariato si sposta su altri livelli, i fondi non ci sono, bisogna tagliare, tagliare, tagliare..... e quindi il gruppo coordinatore rimane scarso. si sa, più teste ci sono e più le idee funzionano (a volte) ma soprattutto c'è da ricordare che l'esperienza aiuta. sono sicura, in quanto di origini Maddalenesi e conoscendo qualcuno degli organizzatori, che il prossimo anno ci sarà un buono scalino di miglioramento, grazie anche a te, Giraffa, che finalmente metti a disposizione questo forum dove poter leggere e criticare letture e critiche. giro il tuo blog ad amici, organizzatori dell'evento.... che siano da spunto.
    un abbraccio,
    MP

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  5. Sono arrivato tardi alla presentazione, ho perso tutta la parte più interessante - a tuo dire -, ho partecipato invece (anche se sempre passivo) alla seconda, quella in cui “qualcosa nell'ingranaggio della macchina-evento non ha evidentemente funzionato “ come tu stessa hai scritto. Ricordo perfettamente tutte le domande poste, ricordo bene le risposte ma, visto che questo non è un esercizio di memoria, mi limiterò a dire che più di ogni altra cosa ho avvertito quell’imbarazzo di cui parli. È un imbarazzo che caratterizza, sì, una mancanza di comprensione del proprio ruolo in quanto spettatori, ma soprattutto evidenzia la personale sfiducia che ogni spettatore ha nei confronti di se stesso. Mi fa sorridere chi parla di capperi, quanto quella che parla di paura del sentirsi giudicato negativamente, quanto ancora chi ringrazia senza domandare e come chi, più giovane, chiede informazioni sull’ ”alimentazione” letteraria contemporanea di Balasso. Sorrido di gusto, perché è l’espressione reale di un tentativo, di un’idea che si rende concreta e non rimane, per propria sfiducia, solo un pensiero. Sono coloro che possono, anche banalmente, esporsi che rappresentano il traino per quelli pavidi; il dibattito cresce perché tu esprimi un pensiero che a sua volta MP commenta, e poi lil, poi Kinoki…solo nel tempo e nella possibilità concessa la qualità dell’intervento potrà crescere e migliorare, così come il dibattito.
    Chi organizza, però, è davvero sempre fra due fuochi…a volte anche più di due, e non lo dico solo perché conosco chi ha organizzato questa manifestazione (come conosco tutti coloro che sono intervenuti con domande e considerazioni, essendo anch’io del paese), lo dico perché per esperienza so cosa significa organizzare, soprattutto quando si parte da zero, come questa nuova manifestazione. L’organizzatore non è il “mediatore” tra chi da vita all’evento e tra chi ne fruisce, è lo strumento che lo rende possibile e solitamente il suo compito si conclude dietro le quinte, dove arriva l’eco di qualche applauso.
    Dicendo questo non desidero certo attenuare la tua delusione; sono convinto che questi commenti siano di aiuto a chi organizza, che troppo spesso non ha ritorni di alcun genere da parte del pubblico. Uno scambio sincero credo porti a costruire sempre meglio.
    L’opportunità di partecipare a questi eventi credo sia davvero un’ottima occasione offerta; se e come partecipare, invece, credo sia il lievito che può permettere a tali manifestazioni di continuare a crescere.
    marco

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  6. Disdetta!!!! Avevo scritto un commento ragionatissimo e iperargomentato, diplomatico ma ficcante, e poi... poi ho cliccato per postarlo e il sito mi ha avvisato di essere sinceramente spiacente per me, ma che ho appena buttato via venti minuti di vita, poiché leggi cosmiche non spiegabili hanno reso impossibile la pubblicazione!!! Sarà mica colpa della maledetta farfalla che sbatte le ali a Pechino? Vabbè, non riscrivo e riassumo brutalmente:
    La presentazione di Balasso rimane un'evento di cui sono entusiasta, e mi rendo conto di quanto siano preziosi incontri del genere in un paese piccino come Santa Maria e di quanta buona volontà impegnino gli organizzatori.
    Ciònonostante non credo che il loro ruolo si esaurisca dietro le quinte: sarebbe come mandare gli inviti per una festa, preparare un tavolo di tartine e qualche bottiglia di spumante, e ritirarsi in cucina aspettando che gli ospiti autogestiscano le presentazioni, le conoscenze, e possibilmente si divertano tantissimo. Se è vero che le persone di cui marco sorride - le più decise a rendere concreta l'idea - possono funzionare da traino nei confronti dei più timidi, a mio parere è altrettanto vero che la responsabilità della riuscita di un evento resta del padrone di casa. Come scrive MP comunque l'esperienza quasi sempre non solo aiuta, ma fa TUTTA la differenza. Ringrazio quindi marco, lil, kinoki e MP per aver commentato sì garbatamente e aver in qualche modo contribuito a rendere l'esperienza fertile e fruttuosa:).

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